Questa rubrica contiene articoli e interventi miei o altrui a carattere culturale, artistico e spirituale, volti a definire dei possibili spunti di ricerca e di riflessione nei diversi campi del pensiero umano, come una sorta di pars costruens intorno ad argomenti di particolare interesse, in essa variamente rappresentati: i miei sono firmati tramite data e indirizzo web a fondo pagina, gli altri hanno l'indicazione dell'autore o del sito relativo subito dopo il titolo.

L'importanza della cultura e dell'arte nella ricerca spirituale del nostro tempo appare del resto centrale per la formazione di una coscienza individuale e collettiva, poiché ci fornisce un'immagine chiara di ciò che pensano, dicono o fanno gli esseri umani intorno a noi: dopodiché, fermarsi a tal punto e accontentarsi di ciò può essere inutile e fuorviante, poiché ci dà l'illusione che una comprensione mentale della realtà sia di per sé sufficiente a cambiarla - il che non è vero, come ben tutti sappiamo.

Ma senza un'analisi a monte e uno studio condotto anche sul piano intellettuale non è comunque possibile andare molto lontano, perché si rischia di rimanere inchiodati a banalità di ogni tipo, di cui il nostro tempo è un esempio: quindi è auspicabile unire fra loro la mente e il cuore, la fede e la scienza, l'intuizione e il pensiero per dedicarci umilmente alla ricerca interiore, senza pregiudizi né veti posti a sbarrarci la strada.

E' questo infatti lo scopo di questa rubrica: per essere pronti ad agire, quando il momento verrà.

L'unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni. (Ezra Pound)

Roma, 13 Settembre 2013

www.pierluigigallo.org

Il Santo di Belz

Categoria: Risonanze Giovedì, 27 Novembre 2014 Scritto da Jirì Langer Stampa Email

UN TIMIDO SGUARDO SUI MISTERI DEL CHASSIDISMO

Quando il rabbino canta, cantano tutti i chassidim. Quando il rabbino balla, ballano tutti i chassidim. Quando il rabbino beve, bevono tutti i chassidim.
Ma quando il rabbino piange, ah, quando il rabbino piange piange tutto solo, piange tutto solo. (Az der Rebbe singt, canzone chassidica)

“(...) Il viaggio nel regno dei chassidim è arduo. (...) Infatti, la porta del loro regno non si apre d’un colpo davanti a nessuno. E’ chiusa da una lunga catena di sofferenze fisiche e spirituali. Ma chi sia riuscito una volta a gettare dentro uno sguardo, non dimenticherà mai la ricchezza che vi ha intravisto.

I signori di questo regno sono nascosti agli occhi del mondo. Le loro azioni miracolose e le loro parole onnipotenti hanno qui secondaria importanza: sono soltanto l’orlo del velo che copre la loro vera essenza, mentre, distogliendo il volto da noi, essi guardano nei lontani silenzi dell’Assoluto.

Solo un debole riflesso delle loro anime cade sulle nostre ombre troppo materiali. Eppure ancor oggi, dopo anni, riaffiorano dinanzi a me continuamente tutte quelle figure. Non solo coloro che conobbi di persona, ma anche quelli di cui solo sentii o di cui lessi nei vecchi libri ebraici, rivivono davanti a me in tutta la loro grandezza e forza.

*

(...) E’ venerdì pomeriggio. La cittadina di Belz, la Roma ebraica, si prepara a celebrare il Sabato, lo Shabbath. I paesi della Galizia orientale hanno tutti lo stesso carattere, da secoli. Miseria e sporcizia sono i loro più tipici segni esteriori. (...) Gli uomini s’affrettano verso le terme. Dopo il bagno di vapore ci si immerge - sempre in più di uno – in un piccolo bacino fangoso, o mikwè: è un vero bagno rituale. Come per irridere a qualsiasi igiene, cento corpi vi si ‘purificano’ dallo spirito dei giorni feriali. La sua acqua, come del resto tutta l’acqua a Belz, puzza di zolfo e nafta...

(...) Nella casa del rabbi ardono già i ceri dello Shabbath. Arrivo con altri ospiti – formano una lunga fila – per rendere omaggio al Santo. (...) E’ un vecchio alto, robusto, con spalle larghe e un insolito aspetto patriarcale. E’ vestito con un impeccabile caffettano di seta, in testa tiene, come tutti gli altri uomini, lo schtrajml, una berretta da Shabbath, da cui pendono intorno tredici corte code di zibellino color marrone scuro.

(...) La vasta sinagoga di Belz s’è nel frattempo riempita. Ardono cento candele. L’interno, con la sua forma, mi ricorda un poco la Sinagoga Vecchio-Nuova praghese. Gli uomini, per la maggior parte alti e ben piantati, vecchi e giovani, aspettano l’arrivo del rabbi, conversando a bassa voce. (...) Alcuni vengono dall’Ungheria, altri dalla lontana Russia! Le pessime strade li hanno costretti a viaggiare lunghe settimane, per poi stare a Belz magari un solo giorno. L’indomani, domenica, riprendono la faticosa via del ritorno. E al prossimo Shabbath ne arrivano altri e altri.

*

Sono da tempo calate le tenebre, quando nella sinagoga entra il rabbi. La folla si divide in fretta per fargli strada. (...) Con un lungo, rapido passo punta diritto al podio, e la strana funzione chassidica comincia. (...) Come se una scintilla elettrica avesse scosso i presenti, la folla, sinora del tutto tranquilla, quasi oppressa, prorompe in un alto grido selvaggio. Nessuno resta al suo posto. Alte figure nere corrono per la sinagoga e balenano qua e là nella luce dei ceri dello Shabbath. Strillano le parole dei Salmi, fanno gesti selvaggi e contorcono il corpo. Né fanno caso di urtarsi l’un l’altro, non badano a nulla, tutto cessa per loro di esistere. Un’incredibile frenesia li ha invasi.

Sogno? Non ho mai provato nulla di simile! O forse sì? Forse sono già stato qui qualche volta?... Tutto è così strano, così incomprensibile! (...) Emerge la voce del vecchio davanti al leggìo. Esprime tutto: una grande, gioiosa umiltà ed insieme un anelito immensamente triste, come se essa si fondesse con l’Eternità. (...) Singhiozzando, egli fa penitenza per le nostre colpe. (...) Il potere della preghiera del santo libera in questo momento le anime che per i loro grandi peccati non trovarono pace dopo la morte e furono condannate a vagare per il mondo; e le faville della santa Saggezza di Dio, che caddero nel vuoto, quando Iddio distrusse i mondi segreti che precedettero la creazione del nostro mondo, queste faville sono ora riprese dall’abisso della materia e restituite alla Saggezza spirituale, da cui una volta sprizzarono.

(...) Il vecchio davanti al leggìo alza la destra, come se benedicesse gli invisibili visitatori. Dalle sue dita tremanti pare gocciolare un balsamo curativo. (...) La figura del vecchio si agita come in preda alle convulsioni. Ogni tremito del suo corpo massiccio, ogni contrazione dei suoi muscoli, è pervaso della gloria del Supremo. I suoi palmi s’incontrano più volte in un battito misterioso. La folla dei credenti ondeggia e preme, spumeggia e ribolle come un torrente di lava infuocata. D’improvviso tutti, come ad un ordine, impetrano e volgono il viso a occidente, verso l’ingresso della sinagoga, chinando la testa in attesa. In questo attimo entra invisibile la Regina Shabbath e porta a ciascuno di noi un prezioso dono del cielo: un’anima nuova, festiva.

*

(...) Entra Sposa, entra Sposa, entra Sposa, Shabbath, Regina! (...) La funzione religiosa è finita. L’estasi è spenta, la visione mistica è svanita. Siamo di nuovo in questo mondo: ma il mondo tutto intero è nobilitato. Negli occhi sfavillano arguzia e allegria. Siamo di umore festoso, senza pensieri – la pace della Regina Shabbath.

Jirì Langer,
Le nove porte. I segreti del chassidismo,
Adelphi, Milano 1967