Che cos’è la musica psichica
(un’introduzione di massima)
La definizione di “musica psichica” è stata coniata negli anni ‘60/70 dal filosofo ed esoterista indiano Baba Bedi Pyare Lal (XVI discendente di Guru Baba Nanak, il “profeta della luna piena”, nonché padre di Kabir Bedi) durante il suo lavoro di insegnamento acquariano svolto nel corso di diversi decenni prima in India e successivamente in Italia, un’eredità poi ripresa e portata avanti dai suoi diretti discepoli, prevalentemente italiani.
Personalmente mi sono accostato a questa concezione artistica di natura esoterica durante i dieci anni passati presso il Centro Età dell’Acquario di Roma (1977-87): dopo questo periodo di formazione iniziale ho cominciato a immergermi in questa pratica musicale registrando col tempo molte ore di musica, di cui ho pubblicato finora solo una piccola parte (Speculum Aevi, 1988), mentre una riflessione generale su questa tematica è stata raccolta nel mio testo Il dono del suono. Musica e meditazione nei secoli (2017) e in altri lavori ancora inediti.
Quella qui presentata è dunque solo una brevissima panoramica random sull’argomento che ha l’unico scopo di consentire una comprensione maggiore del linguaggio espressivo presente nei pochi esempi musicali che ho sporadicamente inserito in questo sito web.
*
Volendo entrare più propriamente nel merito, possiamo dire che nella visione di Baba Bedi e dei suoi diretti discepoli grande importanza è data alla cosiddetta “arte psichica”, indicando con ciò una forma espressiva che scaturisce da dimensioni profonde, ancestrali e archetipiche dell’essere umano, le cui varie fasi e modalità creative si possono riassumere come “evocazione”, “invocazione” e “devozione”.
Nel primo caso l’individuo trae da sé tutto ciò che è sopito e sedimentato nella sua memoria karmica e inconscia (evocatio), per poi passare a una seconda fase in cui va a rivolgersi verso l’alto, aspirando alle altezze e orientandosi verso il Divino (invocatio); nella terza fase, infine, l’arte diventa scuola di vita e i messaggi ricevuti ed espressi tramite questa particolare condizione creativa vanno testimoniati in prima persona, divenendo in tal modo un’indicazione precisa di modelli, miti e archetipi sia personali che collettivi, che necessariamente vanno a determinare la direzione stessa della nostra esistenza (devotio).
Prima ci troviamo a chiamare "da" dentro di noi i nostri ricordi e la nostra memoria profonda a carattere animico e karmico, poi andiamo a chiamare "in" noi delle aspirazioni più alte verso cui tendere e infine diveniamo noi stessi, tramite un atto di devozione verso questo alto ideale, quell’arte psichica che siamo andati ad esprimere, dando vita a una mappa o a un tracciato che ci manifesta l’archetipo cui siamo collegati e legati.
Possiamo dire dunque che si tratta in realtà di un’arte magica e trasformativa, che è anche espressione di entità psichiche non solo interiori ma addirittura esteriori, cui andiamo a ricollegarci e a dar voce attraverso la nostra pratica artistica di natura magica, esoterica e occulta.
Essa rientra quindi in quella definizione più ampia di “musica dal profondo” che ho coniato a suo tempo per indicare la mia personale ricerca in ambito musicologico ed etnomusicologico, specificamente orientata verso l’approfondimento e lo studio della manifestazione acustica dell’umanità sotto il profilo animico e spirituale; in tale contesto è infatti compresa anche la musica psichica acquariana, intesa come espressione specifica e peculiare di questa particolare forma di espressività artistica.
*
Ma in cosa consiste più propriamente l’atto creativo e realizzativo di questa pratica musicale?
In questa sede vorrei parlare soltanto della mia personale esperienza, senza formulare teorie né compiere generalizzazioni arbitrarie (che nel mio caso sarebbero tali, poiché non sono un teorico di questa forma espressiva – come nel caso di Baba Bedi e dei suoi diretti discepoli – ma solo un musicista che ha appreso questa modalità in modo empirico e si è trovato a manifestarla).
In poche parole, l’urgenza espressiva di natura psichica si manifesta in me sotto forma di un momento iniziale di forte disagio e tensione interiore, cui vado a far fronte successivamente suonando ed esprimendomi musicalmente: ciò si verifica attraverso l’improvvisazione, che è sempre istintiva e subliminale e non contiene alcuna direzione cosciente ma solo un approccio emotivo e catartico, senza alcun tipo di mentalizzazione o di ricerca estetica, formale e stilistica consapevole.
Quel che c’è c’è, viene fuori quello che ho dentro e non c’è bisogno di selezionare nulla.
Non di rado mi metto a suonare anche strumenti che non conosco, subordinando il risultato acustico alla necessità e all’urgenza espressiva, come fanno i bambini di fronte ai giocattoli, alla plastilina e ai colori (o anche i “pazzi”, a voler esser precisi, poiché in un certo senso dò di matto anche io): quando ciò avviene, ad esempio, non esco di casa per giorni e mi trovo sempre in uno stato di coscienza alterata, che va poi trasformandosi e diradandosi con il procedere del lavoro creativo.
*
Una volta completata e affrontata la prima fase dell’evocazione, a un certo punto la tensione si scioglie ed entra in gioco un altro tipo di mood, l’intera matassa si snoda in una sorta di capovolgimento dialettico e tutto acquista un sapore diverso, in un certo senso leggero e sottile là dove prima era denso e magmatico, per non dire violento; e così le tenebre divengono luce e questa sorta di golem iniziale prende vita e si innalza, chiamando a sé le entità dalle altezze e purificandosi via via sempre più... solo alla fine dell’intero percorso metto mano al cesello e vado a modificare l’intera creazione, e a questo punto sì che entra in gioco la forma, l’estetica e la composizione vera e propria, ma sempre seguendo le indicazioni precise che l’inconscio mi dà, che stranamente si manifestano spesso sotto forma di "errori".
Con il tempo infatti ho scoperto il grande ruolo che gioca in tutto questo l’errore (un po’ come i lapsus e gli atti mancati di Freud), poiché è proprio quando sbaglio qualcosa o faccio qualcosa di non voluto che viene fuori l’inconscio profondo, e io ne seguo gli impulsi e le indicazioni fino a che lentamente comprendo dove sto andando realmente: dopodiché, giunto alla fine dell’opera, chiudo gli occhi e mi godo il filmato, e mi scorre davanti l’intera trama e il contenuto nascosto di questa creazione.
A quel punto gli dei si sono manifestati e mi hanno messo dinanzi il segreto di quest’opera psichica, che racconta sempre qualcosa di natura oggettiva e archetipica superando il livello soggettivo, psicologico e individuale legato al mio vissuto personale: mi stupisco sempre di quello che è apparso, e mi chiedo ogni volta chi sia il vero artefice di questo atto creativo, se sono io o qualcun altro, e resto attonito a contemplare quest’opera senza pensare né giudicare alcunché.
E questo è tutto per ora, solo una breve introduzione di massima per presentare il mio linguaggio stilistico e l'origine psichica da cui esso proviene.
Roma, 18 luglio 2026


